AL DI LÁ… Lettera ad un amico…

Caro amico, ti scrivo… non, “perché così mi distraggo un po’”, come dice la bella canzone di Dalla, ma perché vorrei riflettere con te e chiederci insieme: cosa c’e al di la di questo mondo? Cosa ci aspetta dopo che il tempo della nostra esistenza sarà scaduto?

Quasi come su un vasetto di yogurt, anche su di noi sta scritto: “Da consumarsi preferibilmente entro…” Amico, ancora siamo vivi, e amanti di ogni istante della nostra esistenza; facciamo progetti e pian piano li realizziamo. Ogni tanto però ci capita di andare nel frigorifero e guardare il “vasetto” della vita, cercando di capire la data di scadenza… ma non è in nostro potere conoscere questa data… Abbiamo quasi paura, quasi ci sentiamo come in pericolo. È dura aspettare senza sapere, aspettare senza conoscere cosa stiamo aspettando.

Tempo fa, ero lungo una stradina sul fiume Marecchia e siccome era un po’ che stavo camminando, mi sono fermato a riposare su una roccia. Il paesaggio era bellissimo. La primavera aveva fatto fiorire i caprifogli selvatici. L’acqua scorreva limpida nel letto del fiume. Mi sono messo le mani sugli occhi e mi sono chiuso le orecchie… non vedevo e non sentivo più nulla… come morto. Sono stato così per un po’ e sono stato assalito da molti pensieri. Non c’era più niente… tutto finito… Meglio aprir subito occhi ed orecchie! Guardare il cielo, il fiume, i fiori… mamma mia che ansia… Ma è veramente uno choc, sarà veramente un passaggio da incubo?

Caro amico, qui si mette male! L’al di là è un posto dove non c’è nulla,: buio assoluto, assenza di qualsiasi suono o rumore… oppure, no! San Paolo nella prima  lettera ai cristiani di Corinto (1Cor 13,12) dice che “ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa” che non sappiamo capire bene il senso delle cose, della nostra vita. Quando ci guardiamo allo specchio, vediamo riflesso quanto sta davanti. Non possiamo vedere molto di più di quello che entra nella dimensione dello specchio. Se poi lo specchio si rompe, va in frantumi, ecco che all’improvviso veniamo privati del riflesso della nostra immagine e delle altre cose che si riflettevano.. Al di là di del modo di esistere che conosciamo da tanti anni di vita, non sappiamo altro. Sempre S. Paolo dice che “allora vedremo a faccia a faccia”. Nella breve esperienza di quel giorno lungo il Marecchia, ho riflettuto sul fatto che nell’al di là vedremo Dio faccia a faccia, come dice San Paolo. Questo, cosa vuol dire? Come sarà questa esperienza? Val veramente la pena di rinunciare al nostro cielo, ad una notte meravigliosa di stelle, alle meraviglie della natura, all’amore di una donna, agli amici, ai figli…

Val veramente la pena di lasciare tutto ciò per guardare la faccia di Dio? Non lo so, ma certamente deve valerne la pena.

Caro amico, scusami, le divagazioni, le imprecisioni di questa mia riflessione. Certamente tu sapresti descrivere meglio l’ansia di avvicinarsi senza rendersene ben conto, alla cima di quella collina discendendo la quale saremo al di là, fuori dalla vista di chi ci ha sempre avuti vicino.

Maria, una carissima amica di Corpolò, mi raccontò un giorno ad una cena di come le fosse apparso in sogno, il marito morto. Il marito diceva sempre quando era in vita che quando sarebbe stato nell’al di là, avrebbe certamente cercato e conosciuto la madre che non aveva mai visto. Ora nel sogno, il marito le disse che non aveva visto, ne’ trovato la madre, e che non sentiva la mancanza di ciò. I legami familiari  non saranno più importanti,  le amicizie avranno perso il loro significato, gli amori di tutta la vita si perderanno davanti al volto di Dio. Guardare Dio diventerà la nostra “occupazione” per l’eternità…  e deve essere una occupazione  veramente bella, totalizzante… e tanti altri aggettivi che certamente sono imperfetti per descrivere ciò che non potremmo descrivere, per far conoscere ciò che non si può per ora conoscere.

Amico carissimo,  mi suona nelle orecchie, facendo queste riflessioni, una camzone che si canta durante la celebrazione dei funerali. Ogni volta che la sento mi viene la pelle d’oca, quasi mi commuovo. “Io credo, risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore” eccetera… Due cose mi colpiscono: “io credo risorgerò”, e “questo mio corpo vedrà…” Dunque, amico mio,  la morte, è una tremenda esperienza, procura grande dolore, ma è solo un momento, un’esperienza che passa (è l’ultima pasqua…). Si, io risorgerò, e non so come, non conosco le modalità “tecniche” io, proprio io stesso, con il mio corpo, vedrò, capirò, faro l’esperienza infinita, che non finirà mai più, dell’amore di Dio per me. Non ci sarà più nessun tipo di dolore, non ci sarà più la morte. Il Salvatore, Lui avrà distrutto, annientato tutto il male. Rimarrà la carità, l’amore infinito di Dio. “La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; la scienza svanirà. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1 Cor 13,12-13). Permettimi, amico carissimo di proporti una “poesia” che un politico francese scrisse perché fosse recitata al suo funerale. È un testo pieno di serenità e speranza che ci può aiutare a pensare.

Ti saluto caramente e spero, non di aver risolto dei dubbi, delle insicurezze, ma di aver suscitato curiosità, desiderio di conoscere, di approfondire il senso della nostra vita di adesso e di poi…

Tuo  Dante A.

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